Statua comunista

Memento Park

Il Memento Park di Budapest è un luogo della memoria molto particolare che non si trova in nessun altro Paese dell’Est Europa. Alla caduta del regime comunista tutti i simboli e le statue di quell’epoca non vennero abbattuti e distrutti come altrove ma dopo essere state rimosse furono collocate in un stesso luogo.

E’ così che fuori dal centro città nel 1993 nasce il Memento Park dove oltre alle 42 statue si possono osservare altre testimonianze di quel periodo storico. Anni di oppressione e dittatura che non vanno dimenticati e che si possono rivivere visitando il parco della Memoria.

Il parco in realtà non venne mai completato ed è rimasto tutto un po’ lasciato al caso anche se girandolo si possono vedere molti monumenti ai protagonisti della storia. Ci sono diverse attrazioni che vi daranno il senso di ciò che è stato, un passato che non si può e non si deve cancellare.

Il Parco delle Statue

Come si intuisce visitandolo il museo all’aperto non celebra il Comunismo ma la sua fine. All’ingresso, accanto allo scenografico portone ricreato sullo stile in auge durante la dittatura, si possono ammirare le statue di Engels e Marx e i resti dell’enorme statua di Stalin, che era alta 8 metri, di cui restano soltanto i piedi.

Sono 42 le statue, tutte realizzate tra il 1945 e il 1989, che celebrano leader comunisti, soldati dell’Armata Rossa, personaggi del mondo operaio. Oltre a quelli già citati ci sono Lenin, Capitano Ostapenko, Bela Kun, Dimitrov e molti altri ancora.

Molte di queste statue erano dislocate nel centro di Budapest, per celebrare quelli che avrebbero dovuto essere dei simboli positivi. Nel parco sono visibili anche dei monumenti allegorici, Liberazione e Amicizia Ungro-Sovietica.

Museo del comunismo

Il museo del comunismo è stato allestito ricreando una caserma militare comunista. Si può visitare la mostra permanente che si caratterizza sulla rivoluzione del 1956 e sul crollo del regime avvenuto nel 1989-90.

La tribuna d’onore di Stalin

Riprodotta a grandezza naturale la tribuna di Stalin veniva impiegata come piedistallo per la statua di Stalin alta 8 metri. Quando si svolgevano le parate e gli eventi del potere, gli uomini politici apparivano sulla tribuna davanti alla statua del leader.

Stivali della stuatua di Stalin
Di Ines Zgonc – Fotografia autoprodotta, CC BY 3.0, Collegamento.

Il simbolo venne quasi completamente distrutto dal popolo nel 1956 e rimasero soltanto gli stivali. E’ per rendere l’idea che nel parco sono stati collocati soltanto gli stivali senza il corpo: perché questo fa percepire la fine di ogni utopia.

Vita di un agente

Vita di un agente è un documentario che racconta tutti i segreti delle spie comuniste. Si tratta di un documento prezioso realizzato con filmati originali risalenti al periodo tra il 1958 e il 1988 quando il Ministero degli Interni ne decise l’uscita per la formazione degli agenti segreti.

Al telefono con i leader comunisti

Questo servizio disponibile al parco mette a disposizione dei turisti un vecchio telefono nel quale ascoltare i discorsi più famosi dei leader comunisti. Si possono ascoltare le voci di Stalin, Ceausescu, Lenin, Fidel Castro, Che Guevara e altri.

Trabant 601

La Trabant è una della attrazioni più ammirate all’interno del Memento Park. Si tratta di un modello originale della macchina che era l’auto del popolo durante la dittatura comunista. Fa parte di quel periodo storico e fu uno dei simboli di quel tempo. E’ uno degli allestimenti più fotografati del parco: si può anche sedersi all’interno della vettura.

Visita guidata al Memento Park

E’ possibile visitare il Memento Park ogni giorno, anche con un tour guidato in lingua inglese. In questo caso il percorso, della durata di tre ore, sarà arricchito di aneddoti e racconti legati al Comunismo e potrete scoprire ulteriori curiosità.


Se non desiderate la guida potrete acquistare i biglietti direttamente sul posto. Il parco è un’attrazione che rientra all’interno del circuito Budapest Card. Pertanto, se avete questa carta l’ingresso è gratuito.

Red Star Store

Come in tutti i luoghi pubblici anche al Memento Park non manca il commercio. D’obbligo una sosta al Red Star Store dove si possono acquistare oggetti finto vintage che riproducono gadget dell’epoca. Medaglie, distintivi, poster propaganda e persino modellini di auto Trabant tra i souvenir a disposizione ma anche CD con musiche delle marce comuniste.

Come raggiungere il Memento Park

Il parco della Memoria si trova fuori Budapest, a circa 20 minuti dal centro città. Il modo migliore per arrivare al Memento Park è quello di servirsi dei mezzi pubblici, disponibili con corse frequenti sia per l’andata che per il ritorno.

Ogni giorno alle 11:00 da Deák tér parte un bus diretto al Memento Park (l’insegna del bus porta proprio il nome della destinazione quindi non potrete sbagliarvi).

Partendo dal centro di Budapest dovrete salire sulla metro 4 fino al capolinea (stazione di Kelenföld) dove è possibile prendere i bus 101E e 150 in direzione Budatétény vasútállomás (Campona) che hanno fermate in corrispondenza di Memento Park e arriverete dopo circa 15 minuti dalla partenza da Kelenföld.

Museo casa del terrore

Museo casa del terrore

Il Museo Casa del Terrore (in ungherese Terror Háza) testimonia l’oppressione vissuta dagli ungheresi durante e dopo la guerra mondiale ad opera dei regimi nazista e comunista.

Utilizzato dai nazisti durante la guerra e successivamente dai comunisti, questo edificio era chiamato Casa della lealtà. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ne volle il restauro che fu ultimato nel 2002. In ogni sala di questo museo, attraverso effetti speciali di musiche e luci, sono ricreate le atmosfere cupe e angosciose che sopportarono le persone interrogate e torturate in questo edificio.

Budapest: una città storica

Inutile dire che Budapest è una città antica caratterizzata da una storia millenaria che ancora oggi si riflette nei suoi edifici, nella lingua della gente ed in mille altre sfaccettature del vivere quotidiano.

La sua esistenza, al pari di quella di molte altre grandi capitali europee, è stata spesso travagliata ed insanguinata da una lunga serie di guerre, invasioni e repressioni politiche. Gli episodi più significativi sono forse l’occupazione mongola del ‘200, quella ottomana del XVI-XVII secolo e l’imposizione del nazismo e del socialismo le cui politiche hanno causato non pochi sconvolgimenti alla tranquilla città ungherese.

Eppure questa importante capitale europea ha sempre saputo barcamenarsi tra le mille avversità storiche che il destino le ha riservato ed attualmente, pur non volendo dimenticare il corso degli eventi e quel passato burrascoso che tanto ha influito sulla sua cultura attuale, appare come una metropoli briosa e vitale in cui pace e benessere sembrano essere le parole chiave per la costruzione del futuro.

La casa del terrore: cenni storici

In questa casa monumento sono presenti testimonianze riguardanti la storia più recente dell’Ungheria, ossia il periodo temporale delimitato dall’avvento del nazismo prima e del comunismo poi.

Sita al numero 60 di viale Andrássy, ha sede all’interno di un vecchio edificio monumentale che un tempo i nazisti e quindi i comunisti decisero di rendere il loro quartiere generale. Questo grazioso palazzo costruito nel 1880 in stile neorinascimentale ha però una storia particolare.

Prima ancora dell’avvento del periodo in esame, esso venne utilizzato come sede delle Croci Frecciate, fazione dell’estrema destra ungherese e quindi come generico luogo di deportazione per dissidenti di ogni ordine e grado.

Tra queste pareti si consumarono atti di violenza che andavano dalla prigionia alla tortura, dalle esecuzioni, agli interrogatori condotti nell’assoluta mancanza di umanità.

Quando già in tutta Europa i nazisti avevano lentamente iniziato a sgomberare i campi di concentramento ed a cedere il passo a nuove correnti politiche, nel palazzo si pensò di impiantare un carcere sovietico retto da una non meno feroce polizia comunista disposta per qualche tempo persino a collaborare con l’estrema destra nella diffusione di un regime del terrore.

La struttura

Per quanto esteticamente valido e di certo pregevole dal punto di vista architettonico, su questo palazzo sembra gravitare un’aurea vagamente sinistra. I muretti esterni, ad esempio, sono tappezzati dalle foto di vittime ed ostaggi che qui vissero la loro agonia o che trovarono la morte, mentre sul cornicione del palazzo troneggia l’inquietante scritta “Terror“, leggibile però nella forma corretta soltanto dall’alto in quanto le lettere sono state appositamente disposte secondo un ordine inverso.

Una volta entrati nel palazzo, due grandi pareti di granito colorato ricordano, senza operare distinzioni di sorta tra i due avversi regimi presi qui in considerazione,  i nomi ed i volti dei perseguitati politici che qui vissero le loro ultime ore. Nelle varie sale della struttura poi viene custodito un carro armato sovietico T54 utilizzato nel corso della rivoluzione ungherese per sedare le proteste popolari mirate ad ottenere l’indipendenza dall’opprimente regime socialista sovietico. Anche in questo caso le pareti nere della stanza sono tappezzate dalle foto delle vittime dei regimi totalitari succedutisi a Budapest.

In altre camere invece si dipana una sorta di percorso cronologico ben preciso. Il senso di angoscia che a questo punto accompagna il visitatore viene sottolineato ed amplificato da luci e musiche sinistre.

Fanno poi lentamente capolino da questi luoghi storie di rastrellamenti e deportazioni nonché le vicende di uomini le cui vite sono state determinate da processi iniqui e da disumane prigionie culminanti in liberatorie esecuzioni. Nei sotterranei, in cui campeggiano varie gigantografie di alcuni tra i più feroci aguzzini qui operativi, è possibile visitare celle di prigionia e sale di tortura che sembrano ancora risuonare dei lamenti e delle urla delle vittime.

Attraverso un ascensore dalle vetrate trasparenti e guidati dalla voce volutamente sgradevole e disarmonica di una guida virtuale quindi si viene lentamente condotti in un dedalo di cellette inospitali, striminzite, sporche ed, ironia della sorte, aventi sbocco proprio sulla strada principale che costeggia il palazzo.

Il senso di un museo del terrore

Il senso di questo museo? Di certo non è quello di fare mera dietrologia o di criticare una corrente politica piuttosto che un’altra.

L’idea di fondo è quella di eguagliare semmai le vittime tanto di un regime quanto dell’altro restituendogli voce e dignità, di porre l’accento sulle grandi tragedie della storia derivanti da fama di denaro e potere, dall’assenza assoluta di umanità, dall’omertà e dall’assenza di coscienza.

Il senso di una struttura così allestita è ricordare a chiunque metta piede in questo posto che la storia si costruisce giorno dopo giorno, scelta dopo scelta e che tutti gli uomini, aguzzini compresi, possono diventarne vittime.


Foto di Nessun autore leggibile automaticamente. Sebb presunto (secondo quanto affermano i diritti d’autore). – Nessuna fonte leggibile automaticamente. Presunta opera propria (secondo quanto affermano i diritti d’autore)., Pubblico dominio, Collegamento.

Museo delle belle arti Budapest

Museo di belle arti

Il Museo di belle arti di Budapest sorge all’interno di un  palazzo monumentale sito nei pressi di Piazza degli Eroi. Quest’ultimo, un bell’esempio di stile eclettico-neoclassico, venne costruito soltanto agli inizi del ‘900.

Museo delle belle arti Budapest
Foto di VadaroOpera propria, Pubblico dominio, Collegamento.

Struttura

All’interno di questo particolare palazzo, la cui facciata ricorda molto da vicino una costruzione classica (impossibile guardarla e non pensare anche solo per un attimo ad un tempio greco o romano), trovano spazio alcune opere molto importanti realizzate in varie parti d’Europa in un lasso di tempo che va dal Medioevo al ‘900.

Cenni storici

Il museo divenne fruibile soltanto nel 1906, inaugurato niente meno che da Francesco Giuseppe in persona. Inizialmente esponeva soltanto ricchi lasciti provenienti dalle antiche donazioni di nobili e sacerdoti ungheresi e formanti collezioni a sé stanti. Prima di aprire al pubblico la galleria poté ampliare ulteriormente la sua raccolta grazie anche all’interessamento di Lajos Kossuth, patriota ungherese. Da quel momento in poi il materiale a disposizione della fondazione aumentò considerevolmente per numeri ed importanza. Ma non è tutto.

Qui si conservano anche oggetti risalenti ad epoche molto antiche, testimonianze di un passato a cui Budapest non manca mai di tributare la giusta attenzione.

Collezioni ed opere principali

All’interno della pinacoteca è possibile ammirare dipinti di una certa rilevanza artistica realizzati da Raffaello, Rubens, Correggio, Van Dyck, Veronese, Goya e Tiepolo, frutto di una generosa donazione dei principi Esterhàzy.

Purtroppo però, come molti altri luoghi di interesse, anche il Museo delle Belle Arti venne danneggiato dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, periodo in cui molte opere furono persino trafugate (e poi fortunatamente recuperate).

Durante il regime comunista la galleria ampliò ancora la sua collezione grazie all’acquisizione di opere pittoriche risalenti soprattutto all’800 francese. Per chi volesse saperne di più sulle collezioni e le opere principali qui presenti è possibile consultare elenchi più dettagliati presenti in rete.

Museo di Storia di Budapest

Museo di Storia

Il Museo di Storia di Budapest, detto anche Museo del Castello in quanto situato all’interno del medievale Palazzo Reale, espone permanentemente alcuni importanti reperti archeologici provenienti da scavi locali e risalenti al lungo periodo compreso tra l’insediamento romano in Ungheria ed il finire del XIII secolo.

Museo di Storia di Budapest
Vadaro [Public domain], from Wikimedia Commons.

Informazioni generali

In questa sezione del Castello di Buda è possibile ammirare da vicino qualche sigillo reale, armi e porzioni di pavimenti realizzati in pietra. Interessanti sono infine le statue gotiche riportate alla luce nel 1974.

Non di rado è possibile poi assistere a qualche mostra temporanea riguardante periodi più vicini alla nostra modernità. Al museo sono stati dedicati più piani del castello ed in alcuni di essi sono presenti anche oggetti appartenenti ad epoche storiche più recenti.

Cenni storici

I reperti qui conservati sono stati raccolti soltanto in epoca relativamente moderna. Essi infatti furono messi a disposizione della collettività soltanto nel 1873, anno in cui Buda e Pest divennero una sola città.

Quando il Castello di Buda crollò (almeno in parte) sotto i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, si rese necessario un restauro dell’edificio. Durante i lavori di ricostruzione vennero alla luce alcune stanze costruite in epoca medievale (di particolare interesse sono la prigione e la cappelletta del palazzo), stanze in cui si pensò di collocare i reperti storici risalenti al periodo sopra indicato.

Museo etnografico di Budapest

Museo Etnografico

Il Museo Etnografico di Budapest sembra voler spingere i turisti a capire fino in fondo lo stile di vita che caratterizza questa parte di mondo. Fate una capatina in questi luoghi: ne rimarrete più che soddisfatti!

Museo etnografico di Budapest
CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=178889.

Qualche curiosità

Anno 1896: l’edificio era fresco di costruzione. Qui aveva sede il Ministero di Giustizia. Nel 1945 poi fu la volta della Corte Suprema. Nel 1957 invece si insediò temporaneamente la Galleria Nazionale Ungherese. Bisogna aspettare il 1973 perché la struttura venga convertita finalmente a museo.

L’edificio sorge nelle immediate vicinanze del Parlamento e con questa costruzione sembra competere per bellezza (si tratta di uno dei musei di Budapest più interessanti dal punto di vista architettonico). Esso si compone di un miscuglio di stili tra cui spiccano i richiami all’arte rinascimentale, barocca e neoclassica.

Ad attirare l’attenzione sono spesso le colonne e le statue che adornano la facciata. E che dire degli interni dove scale che sembrano non finire mai e stucchi di indubbio valore lasciano di sasso chiunque entri?

Le esposizioni

Il museo offre ai suoi visitatori la possibilità di ammirare una particolare esposizione permanente che ripercorre la storia degli usi e dei costumi che nei secoli hanno caratterizzato la vita in Ungheria. Ci si sofferma quindi sulle tradizioni delle varie etnie che popolano il paese, sul percorso storico di ciascuna di esse e su tutto quello che in qualche modo può restituire ai visitatori un quadro completo del contesto socio-culturale del paese.

I primi oggetti da esposizione furono raccolti nel 1872 e negli anni il loro numero crebbe sino a raggiungere la ragguardevole soglia dei 200 mila pezzi. I reperti qui presenti appartengono ad un periodo compreso tra la preistoria ed il 1918. Nella stessa sede hanno luogo poi anche varie mostre temporanee riguardanti la vita in altri stati o continenti.

Aquincum

Aquincum

Aquincum è una delle più antiche testimonianze storiche del passaggio romano in Ungheria. Questa colonia, un tempo importante cittadina della Pannonia, aveva essenzialmente vocazione commerciale e militare.

Aquincum
Foto di KKrisztiOpera propria, CC BY-SA 3.0, Collegamento.

Cenni storici

La zona era in principio controllata dai Celti che qui si insediarono intorno al 400 a.C. ed è quindi davvero una delle più antiche città ungheresi.

I Romani se ne appropriarono in tempi successivi rendendo Aquincum intorno al II-III secolo a.C. un insediamento di grande importanza. Purtroppo, dopo un periodo di splendore, l’aggregato urbano cadde in disgrazia. Furono infatti gli Unni a colonizzarlo ed i Romani, non eccessivamente attaccati al loro insediamento, non lottarono più di tanto per riprendersi il maltolto.

Le rovine romane vennero scoperte soltanto sul finire dell’800 e vennero prontamente trasformate in una meta turistica sita all’interno di uno dei parchi archeologici più grandi di tutta l’Ungheria.

L’aspetto attuale di Aquincum è quello che la cittadina assunse tra il 1960 ed il 1970, quando cioè l’intero complesso venne ricostruito. La parte visitabile è comunque soltanto una piccolissima porzione della città che, per il resto, rimane ancora sepolta sotto terra.

Cosa vedere ad Aquincum

Sono rimaste intatte alcune strade risalenti all’epoca romana, non mancano i templi, ma nemmeno gli empori o i ruderi delle abitazioni risalenti a quel periodo storico.

La città poi non è avara di sorprese architettoniche ed ingegneristiche quali un sistema fognario antico ed efficientissimo ed una serie di pregevoli mosaici.

Interessante è poi il museo cittadino anche se purtroppo mancano spesso guide e didascalie utili a far meglio apprezzare ai tanti turisti la magnificenza di ciò che stanno ammirando.

Nelle immediate vicinanze delle rovine sorge infine la stupenda Herkules Villa, una dimora patrizia da visitare con parecchio interesse.

Informazioni utili

Il museo è chiuso il lunedì, ed è aperto i restanti giorni dalle 10:00 alle 16:00 dal 1 novembre al 31 marzo e fino alle 18:00 dall’ 1 aprile al 1 ottobre. Non è possibile visitare i resti archeologici durante il periodo invernale.

Biglietti

Il costo del biglietto è di  1000 fiorini se gli scavi archeologici sono chiusi e di 1600 fiorini quando sono aperti. Gli studenti pagano metà prezzo. Con la Budapest Card si può usufruire del 20% di sconto.

Come arrivare

Ubicata al numero 139 di Szentendrei, si può raggiungere con il treno HEV scendendo alla fermata Aquincum, oppure in autobus con le corse 34, 134 e 106, partendo da Piazza Szentlélek e scendendo a Obuda.

Museo d'arte applicata

Museo d’Arte Applicata

Il Museo d’Arte Applicata (Magyar Iparművészeti Múzeum in ungherese) trova albergo all’interno di uno splendido palazzo in stile Art Nouveau, nato dalla collaborazione tra Gyula Pàrtos ed Odon Lechner. Ecco qualche informazione al riguardo.

Museo d'arte applicata
Misibacsi from the Hungarian Wikipedia [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/)]
Come si può intuire dalla foto, chiunque passi davanti a questo palazzo ne resta attratto dal tetto verde ed in generale per la sua forma particolare.

Trattandosi di un museo di arte applicata ovviamente al suo interno troverete oggetti di uso comune che si contraddistinguono per la loro estetica e design particolare.

Curiosità

La sua costruzione risale all’ormai lontano 1896 e venne autorizzata dall’imperatore Francesco Giuseppe che volle così celebrare il millennio della nascita dell’Ungheria. L’idea probabilmente gli venne sulla scorta di musei dello stesso genere già presenti a Londra ed a Vienna.

Il bellissimo palazzo venne danneggiato durante la seconda guerra mondiale e fu restaurato soltanto nel 1956. La struttura si articola su più piani in cui hanno contemporaneamente luogo varie esposizioni. Quelle di maggiore interesse restano fruibili per un intero anno, le altre variano mensilmente. Permanente è invece la mostra intitolata “Collezionisti e Tesori” che espone oggetti di interesse culturale ed artistico di cui si illustra la storia, si danno cenni relativi al legittimo proprietario e si rende nota la strada attraverso cui il museo ne è entrato in possesso. Al primo piano dell’edificio è inoltre presente una ricchissima biblioteca: essa contiene la bellezza di 50 mila volumi.

Ma all’interno del palazzo non sono esposti soltanto oggetti d’arte e di cultura. Sono qui presenti orologi, tappeti, porcellane, materiali tessili e qualunque altro prodotto di una certa rilevanza realizzato dall’uomo in maniera talmente eccellente da poter essere ritenuto un’opera d’arte. Qui dentro insomma trova spazio la cultura ufficiale e quella di nicchia, la bellezza convenzionale e quella, per così dire, alternativa e capace di esplicarsi persino negli oggetti di uso comune.

Informazioni utili

Il museo è chiuso il lunedì, ed è aperto i restanti giorni dalle 10:00 alle 18:00. L’ingresso è gratuito per gli ultra settantenni e per i possessori di Budapest Card. Il costo del biglietto è di 2000 fiorini ma è applicato il 50% di sconto alle persone dai 6 ai 26 anni e dai 62 ai 70 anni.

Come arrivare

Ubicato al numero 33 di Üllői út, si può raggiungere in tram (linee 4 e 6) o con la metro (linea M3) scendendo in entrambi i casi alla fermata Ferenc körút. Stessa fermata anche se si opta per l’autobus che passa da qui con le corse 906, 914, 914A, 923, 950, 950A, 966, 979 e 979A.

 

Galleria Nazionale Ungherese facciata

Galleria Nazionale Ungherese

La Galleria Nazionale Ungherese, in ungherese Magyar Nemzeti Galéria, sorge all’interno del Castello di Buda. Qui sono esposte parecchie opere d’arte principalmente realizzate da grandi maestri del luogo attivi in un lunghissimo arco temporale che va dal medioevo al ‘900 inoltrato.

Non manca poi un’esposizione contemporanea permanente. Tutto ciò che qui  vedrete, un tempo era esposto al Museo Nazionale Ungherese o al Museo delle Belle Arti.

Informazioni generali

La collezione qui presente è in larga parte composta da opere pittoriche anche se non è poi tanto raro scorgere qui e là qualche scultura. Il Salone del Trono poi offre ai visitatori la possibilità di ammirare della antiche pale d’altare risalenti all’epoca tardo-gotica.

Gli artisti più presenti in questi saloni sono Bertalan Székely, Pal Szinyei Merse e Mihály Munkácsy.  Una vasta sezione inoltre rimanda ai periodi rinascimentale, impressionista e del paesaggismo ungherese di inizio ‘800. Purtroppo, a differenza di quanto accade per molti altri musei di Budapest, in questo caso l’architettura della Galleria Nazionale Ungherese delude un po’ gli appassionati d’arte: l’edificio è stato mal ricostruito infatti a seguito dei danni riportati in occasione della Seconda Guerra Mondiale.

E’ interessante sapere, soprattutto se si vuole ottimizzare al meglio il tempo che si ha a disposizione, che all’interno del Castello di Buda trovano spazio anche il Museo della Storia di Budapest, il Ludwing, museo tradizionalmente dedito all’esposizione di opere d’arte contemporanea, e la Biblioteca Nazionale. Se una di queste strutture deve chiudere temporaneamente, magari per restauri, la Galleria espone spesso alcuni pezzi delle loro collezioni.

All’interno della pinacoteca poi, come spesso accade in questi luoghi, sono presenti una modesta area ristoro e piccole botteghe in cui è possibile acquistare bei dei souvenir.

Cenni storici

La Galleria Nazionale Ungherese comincia la sua storia nel 1957. Soltanto nel 1975 però la collezione viene esposta nei locali del Palazzo Reale di Buda. Sono ben 4 i piani dell’edificio che si è sin da subito pensato di dedicare all’esposizione e di questi uno solo, il piano terra, è stato adibito a Lapidarium, ossia un’area dedicata alla raccolta di lavori e frammenti di opere realizzate in pietra. Particolarmente interessante in questa sezione è una testa raffigurante re Bela III ed in genere ritenuta riconducibile al 1200 circa.

Il museo, sin da subito, accolse non soltanto oggetti chiaramente vicini al mondo delle arti figurative, ma anche piccoli manufatti realizzati in legno, in pietra, in metallo e quant’altro.

Museo Nazionale Ungherese

Museo Nazionale Ungherese

Il Museo Nazionale Ungherese di Budapest costituisce una tappa obbligata per chiunque decida di trascorrere le proprie vacanze in Ungheria: tra queste mura infatti è racchiusa tutta la vicenda storica della nazione. E’ facile capire insomma che si tratta di un luogo da visitare con estremo interesse.

Cenni storici

Il Museo Nazionale Ungherese (in ungherese Magyar Nemzeti Mùzeum), è una fondazione datata 1802 nata quando il conte Ferenc Széchenyi  donò alcuni oggetti della sua ricca collezione (in particolare dei manoscritti, dei libri ed una medaglia) alla collettività.

Soltanto nel 1846 però il museo assunse le sue attuali sembianze e godette finalmente di una sede autonoma: gli oggetti di cui sopra vennero infatti trasferiti in un delizioso palazzetto neoclassico ideato da Mihàly Pollack.

Architettura

Il palazzo ha una facciata tipicamente neoclassica che richiama alla mente un antico tempio romano. Gli interni dell’edificio sono altrettanto interessanti: tra colonne marmoree e stucchi trovano albergo dipinti di inestimabile valore storico, oggetti, suppellettili e testimonianze di un passato lontanissimo che ancora oggi tanto influisce sulla cultura ungherese.

Il sito in questione quindi è un luogo che, in virtù della ricca collezione esposta e delle piacevoli soluzioni architettoniche progettate dal suo ideatore, merita senza dubbio il titolo di museo più interessante di Budapest.

Piccola curiosità: proprio sulle scale di questo prestigioso edificio Sándor Petőfi, illustre letterato ungherese, fece debuttare il suo “Canto Nazionale“, poesia che infiammò gli animi e spinse molti cittadini a congegnare la storica rivolta contro gli Asburgo.

La mostra permanente

All’interno di queste mura ha luogo una mostra permanente della storia ungherese. Chi dovesse capitare da queste parti quindi potrebbe ammirare oggetti storici risalenti al periodo compreso tra l’anno 1000, epoca in cui si suole collocare la nascita dell’Ungheria, ed il 1990, periodo in cui il paese assistette alla caduta del regime comunista. La mostra è un evento culturale tra i più importanti nel suo genere e comunque uno dei più rilevanti di tutta la nazione.

Tra i tanti oggetti di sicuro interesse qui presenti si ricordano la corona di Monomaco, un imperatore bizantino dell’XI secolo e il mantello dell’incoronazione dei Re d’Ungheria.

Sono qui conservati anche reperti risalenti alla preistoria, all’epoca romana e celtica. A conferire maggiore austerità all’intera struttura concorrono le tante statue di uomini illustri presenti nel giardino del palazzo, luogo in cui il tempo sembrerebbe quasi essersi fermato.

Informazioni utili

Il museo è chiuso il lunedì, ed è aperto i restanti giorni dalle 10:00 alle 18:00. L’ingresso è gratuito per gli ultra settantenni e per i possessori di Budapest Card. Il costo del biglietto è di 1600 fiorini ma è applicato il 50% di sconto alle persone dai 6 ai 26 anni e dai 62 ai 70 anni.

Come arrivare

Ubicato al numero 14 di Múzeum körút, si può raggiungere in tram (linee 47 e 49) o con la metro (linea M3), in autobus che passa da qui con le corse 8, 9, 15, 109 e 115 e con il filobus (linea 83). Per qualsiasi dei mezzi pubblici scelti, la fermata è Kálvin tér.